Ventiseiesima giornata di Serie A. Per chi ancora avesse dubbi, lo scudetto resta a Torino.

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Foto di Paolo Pizzi

NAPOLI – JUVENTUS: Dei delitti e delle pene

A latere dei temi della contesa agonistica, Napoli-Juventus è stato anche il riscatto del VAR, la più importante modifica regolamentare dai tempi del retropassaggio al portiere, strumento indubbiamente utile e innegabilmente discusso.

Intendiamoci: gli scempi di Abisso in quel di Firenze vanno ascritti alla voce dell’errore umano applicato alle potenzialità del mezzo tecnico, che erano e restano essenziali, e lo si dimostra a Napoli, dove il direttore di gara (forse il migliore a livello nazionale) conduce la disputa degli episodi più dubbi servendosi in maniera inappuntabile del suo migliore ufficiale di complemento.

Due gli episodi salienti: il primo è il fallo di Meret su Cristiano Ronaldo lanciato a rete, Rocchi opta per l’espulsione (giustamente, la diatriba ancora perdurante su se ci sia stato effettivo contatto è, a termini di regolamento, irrilevante) l’occhio elettronico gli concede l’imprimatur e sulla punizione i bianconeri passano in vantaggio.

Passando per altri due gol (Emre Can e Callejon) e un’altra espulsione (Pjanic, autore del primo gol, giornata movimentata per lui al fantacalcio) si arriva al secondo momento sliding doors che cade a cinque minuti dal termine: contatto tra il pallone e i braccio di Alex Sandro in area, Rocchi lascia correre, la vedetta lo richiama al pericolo e il fischietto torna (umilmente) sui suoi passi dopo attenta revisione. Insigne stampa sul palo la palla del pareggio e per i bianconeri l’ottavo sigillo tricolore è praticamente apposto.

RACCONTO DI DUE CITTA’: Il tempo migliore e il tempo peggiore

Il derby di Roma non ha deluso, o per lo meno questo possono dire gli spettatori neutri e quelli biancocelesti: le tre marcature sono arrivate tutte da una parte sola, portate in dono dall’aquila che vive una delle sue notti più alte, mentre la lupa si lecca le ferite sperando che queste terminino presto di sanguinare e non lascino troppe tracce sui sentieri europei.

La Roma è squadra che (troppo spesso) quando rompe gli argini declina in alluvione: certo è che le occasioni per pareggiare lo svantaggio subito in avvio ne ha avute, ma alla goffaggine dei suoi attaccanti fa drammaticamente da contrappeso la svagatezza dei suoi difendenti, che concedono troppi spazi, un rigore e  nel sugello finale inscenano un classico della cinematografia sportiva, il gol del ragazzo venuto dalle giovanili.

Anche a Milano il termometro segnala importanti escursioni umorali: il Milan batte pur senza brillare il Sassuolo in casa, per una volta il cannoncino polacco si dedica a inoperosa opera di intimidazione passiva, ma il minimo scarto è sufficiente per consentire un quasi insperato sorpasso (non molto tempo fa) ai danni della Psycho-Inter, che segna il passo a Cagliari, concede poche certezze per il futuro e rischia di essere dilaniata da moti di rivolta interni che ne inquinano la ritrovata brillantezza tecnica.

ALLA PERIFERIA DELL’IMPERO: in una galassia non troppo lontana…

…si iscrivono le belle vicende delle magnifiche quattro della middle class del campionato.

Lunch time di domenica e il Toro, dopo aver patito nel primo tempo la legna del Chievo, scocca il primo colpo, una squadra, quella di Mazzarri, oramai talmente solida e in palla da esser persino riuscita a far superare la concezione difensivista stereotipale che si ha del suo allenatore

Ore quindici e la Samp risponde, dell’eroico Quagliarella narreranno in eterno i cantastorie, nel presente un tutt’altro che semplice successo sul campo della SPAL, vittima (casualmente ma non ingiustamente) quasi seriale del revisionismo elettronico-regolamentare.

Ore diciotto e l’Atalanta ruba la bandiera alla Fiorentina in quello che è oramai diventato un classico di fine inverno: gli uomini di Gasperini hanno ritrovato la loro caratteristica capacità di accelerare nei momenti topici della gara, tre colpi di gas che lasciano sul posto la viola, che pure era passata avanti ma che poi non ha retto ed è andata fuori giri. Ma è solo una gara persa, non una resa definitiva.

E LE PICCOLE STANNO A GUARDARE:

Giù nei bassifondi, il Chievo sembra oramai con un piede e mezzo nella fossa, mentre il Frosinone continua dignitosamente a ribellarsi al suo destino lucrando un punto che fa più morale che classifica.

L’ultimo appiglio per i frusinati sembra essere rimasto l’Empoli distante cinque lunghezze e tanti gol segnati, ma anche una preoccupante carenza nella tenuta difensiva: stesso obiettivo anche per il Bologna, un punto in più ma la colpa di aver lasciato scappare l’Udinese concedendole i tre punti nello scontro diretto.