It: la nostra recensione

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It (2017)
I "Perdenti" di Derry durante una pausa gelato

Mettiamo subito le mani avanti: l’It di Andrès Muschietti non è un remake del film tv del 1990. E’ il secondo riadattamento del romanzo di King, esattamente come per il dtv di 27 anni fa.

Non è neanche giusto fare un paragone, sono due prodotti diversi. Quello del ’90, seppur una pietra miliare del genere, fu’ girato con pochi soldi perchè destinato al mercato home video. Viene salvato dalla grandissima performance di un “mostro” come Tim Curry. Questo del 2017 è, invece, un film da cinema, con un budget sì esiguo (35 milioni di $) ma imparagonabile al vecchio prodotto, che poteva vantare una prima parte alla “stand by me” e un secondo capitolo raffazzonato e mal gestito.

Da Stand by Me a Stranger Things

Se nei primi anni ’90 il paragone con il primo capitolo di It poteva essere con Stand By Me con un accezione soprannaturale, quello del 2017 ruba le atmosfere alla serie Netflix Stranger Things (in uscita oggi la seconda serie) che a sua volta pesca a piene mani dagli anni ’80, consuetudine di questi anni ’10.

Veniamo a conoscenza dei “Perdenti” di Derry poco alla volta, iniziando con il prologo dove nonostante anche i tombini conoscano la fine di Giorgie, resta comunque inquietante. Insieme a Bill e allo sfortunato fratello, c’è la prima apparazione del Pennywise 2.0 (un ottimo Bill Skarsgård), in apparenza più “pacioccone” del clown di Curry ma forse altrettante inquietante.

Dopo il prologo, il tuffo negli anni ’80 è definitivo. La scuola, la musica, gli zaini e i capelli dei bulli. Tutto è studiato e tutto è efficace. Come il Ritchie Tozier di Finn Wolfhard (Mike Wheeler in Stranger Things) buffone, inopportuno e amico fidato. Insieme a Bill e a Boccaccia Tozier ecco anche Stan Uris, il pavido ragazzino ebreo. La sottotrama di Uris, la sua paura è a mio avviso quella più inquietante e ben proposta. Il trio in realtà è un quartetto: il piccolo e ipocondriaco Eddie, forse il più coraggioso del gruppo nonostante una madre con pieghe da decubito anche negli occhiali.

Ma i “perdenti” non sono al completo. Dal cielo scende Beverly Marsh (una splendida e bravissima Sophia Lillis), la rossa ribelle ma dolcissima nonostante un padre ubriacone e molestatore. E Carrie può solo accompagnare.

Grazie a Bev conosciamo anche Ben (scusate!), l’adiposissimo studioso principale feticcio dei bulli di zona capitanati dal mullet più cattivo del Maine: Harry Bowers.

Ma ne manca uno? Dalla campagna ecco il ragazzo che studiava a casa e sussurrava alle capre: Mike Hanlon. Perdente, perchè nero ovviamente…

Dickens, Salinger e Stephen King

Ma nonostante tutto il terrore, è proprio la presenza costante di It ad unire i perdenti e a contribuire alla loro crescita personale. E’ questo il tema principale (almeno della prima parte del romanzo) di It: l’amicizia. Nonostante il tag di film horror, l’opera di King è un romanzo di formazione a tutti gli effetti. Tratta di adolescenza, di amicizia, di dolore e di crescita interiore. Temi cari al Re del Maine (basti pensare alla saga della Torre Nera, a Stand By Me o a Il Talismano) erede moderno di Dickens e Salinger.

Si, ok, ma come è sto It?

Sarà stato il mio legame con il romanzo, il ricordo della serie Tv (clamoroso nel ’91 e impietoso 10 anni dopo) ma a me l’It di Muschietti è piaciuto. Avevo remore sul nuovo Pennywise, mi sembrava troppo troppo classico. Invece, Bill Skarsgård ha compiuto un lavoro eccezionale. E’ efficace, inquietante e molto più cattivo del pagliaccio ballerino di Tim Curry. Prova quasi più gusto nel terrorizzare che nell’uccidere. Senza quasi.

Unica nota stonata, a mio avviso, sono state le mossette a scatti quando Penny inseguiva le prede, troppo inutilmente japphorror di primi anni 2000 o da Insidious saga.

Per il resto, la Cgi fa il suo sporco lavoro ringraziando Modigliani. Finale, ovviamente (SPOILER) aperto in attesa di un secondo capitolo che ad inizio produzione non era previsto ma che ora è quanto mai necessario e soprattutto complicato (online è gia partito il fanta casting sulla controparte adulta dei “losers”) data la trama più introspettiva e meno carica della presenza di It. Per il nuovo risveglio del mostro di Derry, però, non dovremo aspettare altri 27 anni ma soltanto due e c’è gia la data: 6 settembre 2019

Buona fortuna Andrès.