Addio a G. Romero, una vita con i non morti

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George Romero e i suoi zombie

Si è spento (ma chissà se non ritornerà) a 77 anni, in una clinica canadese, il regista newyorkese George A. Romero, dopo una breve battaglia contro un cancro ai polmoni.

Romero è stato il vero padre dell’horror moderno, pioniere del genere “zombiesco”, è diventato famoso nel 1968 con il celeberrimo “La notte dei morti viventi” diretto all’età di 28 anni e primo di una trilogia sui non morti che poi si è ampliata in tempi piuttosto recenti. Dobbiamo a lui tutto il genere e i suoi derivati.

L’horror come forma di protesta

Le pellicole di Romero, però, non sono state solo una mera visione di sangue e squartamenti. L’epopea dei morti viventi è stato lo strumento del regista americano per denunciare la società moderna. Il razzismo e la guerra del Vietnam nel primo capitolo, il consumismo (profetico) de “L’alba dei morti viventi”, con i zombie che senza motivo si concentrano in massa nel centro commerciale; e infine il folle “reaganismo” ben rappresentato dai soldati fomentati nel terzo atto de “il giorno degli zombi” (Day of the dead).

Nei 2000, la trilogia si è diventata un’esalogia con altri 3 capitoli: La terra dei morti viventi (2005), Le cronache dei morti viventi (2007, tutto girato a mano) e L’isola dei sopravvissuti (Survival of the Dead, 2009).

Ma non ci sono stati soltanto gli zombie nella vita di Romero. Il regista ha, infatti, collaborato anche con Stephen King per il film a episodi “Creepshow” (1982) e “La metà oscura” e con il nostro Dario Argento in “Due occhi diabolici” del 1990.

George Romero influenzato decine di registi come i dichiarati Tarantino e Rodriguez, Del Toro, Carpenter e anche il mondo dei videogiochi. Se non fosse stato per Romero, forse, non avremo avuto grandi franchising come, Dal Tramonto all’Alba, Resident Evil e The Walking Dead.

Grazie George.